domenica 25 novembre 2018

RYOJI IKEDA, IL SUBLIME DEL CODICE BINARIO

In questa scheda si fa qui riferimento al prezioso contributo rilevato nella lettura della tesi di laurea di Daniele Vergni in Teoriche dell'immagine elettronica per lo spettacolo, 2014-15, Università Romauno La Sapienza di Roma.  
http://www.ryojiikeda.com/
Ryoji Ikeda, nato a Gifu nel 1966, è un sound artist giapponese  che dal 1995 realizza concerti, installazioni immersive e registrazioni che integrano suono e immagini.  La sua attività si concentra sugli elementi minimali degli ultrasuoni e  delle frequenze, progettando con metodi matematici nelle sue opere la musica, il tempo e lo spazio.
Ha collaborato con il collettivo di Kyoto Dumb Type agli spettacoli S/N, OR e Memorandum, poi con Carsten Nicolai (Alva Noto) al progetto Cyclo e con il coreografo William Forsyte, poi con il matematico Benedict Grossper al progetto V¹L

Ikeda si occupa di estetica matematica e lavora con suoni orchestrali, con oggetti visivi elettronici e con fenomeni fisici, creando successioni grafiche che ricordano schermate generate da scarso segnale e proiettandole su grandi schermi, immergendo gli spettatori in una dimensione visiva e sonora multisensoriale pulsante e ipnotica. La sua attenzione si concentra su ciò che, dal punto di vista sonoro, viene catalogato come errore e rumore, ciò che normalmente i musicisti cercano di rimuovere dalle tracce. Invece R.I. rielabora gli errori  partendo proprio dal glitch come elemento basico della sua musica: il glitch è l’errore del sistema, l’irregolarità fastidiosa in un suono, il rompersi di una melodia mediante il disturbo generato dal rumore di informazione. Come scrive Daniele Vergni, "l’insuccesso tecnologico da sfondo diventa figura", ovvero che nella musica tecno viene messo sullo sfondo, in secondo piano, nel lavoro di R.I. diventa suono centrale, nel suo minimalismo breve e ripetitivo.
Alla ricerca di nuove strutture e di ritmi, R.I. esplora una espansione timbrica che comprende microfrequenze, suoni filiformi, loop, texture con infra e ultra suoni, con un approccio plastico e spaziale del suono, inteso come materia sonora modificabile. 

Inizia a realizzare installazioni nel 2000, anno dell’uscita dell’album MATRIX, in cui  lavora con l’utilizzo di onde sinusoidali a frequenze molto alte e con rumore bianco, lavorando con il laptop come strumento musicale.

CICLO (2000),
realizzato in collaborazione con Carsten Nicolai (Alva Noto), è un progetto sulla visualizzazione del suono che viene realizzata durante una performance live in cui gli artisti monitorano i segnali stereofonici provenienti da dischi di vinile e li illustrano graficamente in 2D.  Esaminando gli errori strutturali e i loop attraverso i software di musica programmata, li visualizzano in moduli audiovisivi.
FORMULA è una serie di concerti live set dal 2000 Al 2005, i primi in cui R.I. comincia la sperimentazione del live set come performance audiovisiva. Qui Ikeda utilizza brani musicali realizzati tra il 1995 e il 2000, 
Qui si possono osservare le figure sonore e visive sulle quali opera R.I.: rumore bianco e glitches, sinusoidi acute con diversi battimenti, - Il live set, come ci informa Daniele Vergni nel suo studio, è formato da sei diffusori e quattro subwoofer per un totale di 12,400 watt una pressione sonora di 120 db, con effetti di panning tra altoparlanti di destra e sinistra. 
I colori sono il blu scuro, il nero, l’azzurro e il bianco, proiettati su un unico fondale frontale, con un potente fascio di luce bianca che colpisce il pavimento davanti ad esso. 
Nelle proiezioni, casuali, sono presenti elementi figurativi, come immagini di città, paesaggi industriali.

 'SPECTRA' (2001-2014) 
E' una serie di installazioni site specific su larga scala che, utilizzando intensi fasci di luce come materiale scultoreo, trasformano gli spazi urbani. Le ha realizzate ad Amsterdam, Parigi, Barcellona e, Londra e Nagoya, tutti luoghi dove le installazioni sono state realizzate  in diverse versioni: potenti fasci di luce bianca che rappresentano la più pura forma di trasformazione dell’elettricità in luce, consentono di vedere allo stato primario l’energia che è in grado di trasformare l’ambiente in cui interagisce e la percezione di esso.




DATAMATICS' (dal 2005 -2013)

Datamatics è di fatto un progetto multimediale, in cui Ikeda realizza diverse forme di immagini, sculture e new media in movimento, esplorando le potenzialità di percezione dell'invisibile quantità di dati che permeano il nostro mondo. 
Qui l'artista utilizza i dati come materia e tema, ma anche come figura estetica, poiché il database, ovvero la visualizzazione dei dati, diventa il modulo su cui si espande il suo impianto visivo e sonoro. 
Utilizzando frame rate elevati (100 fotogrammi al secondo), lavora con l'obiettivo di sollecitare la soglia di percezione dei visitatori, sia l’udito che la visione. 
Il progetto DATAMATICS comprende: 
due concerti audiovisuali  Datamatics [v.1[v.2]
due CD Dataplex (2005) e  Dataphonics (2010)

sei videoinstallazioni con diverse varianti:
data.spectra (2005)
data.tron (2007)
data.tron [advanced version] (2007-2011)
data.tron [8k enhanced version] (2008 - 2009)
data.tron [3SXGA+version] (2009)
data.tron [WUXGAversion] (2011)
data.tron [advanced version2] (2012)
data.matrix [n.1-101] (2009)
data.scan [3x3 grid version] (2009)
data.scan [1x9 linear version] (2011)
data.texture [5SXGA+version] (2012)
data.path con 7 proiettori (2013)

le seguenti installazioni scultoree:
data.film [n.°1 -a] (2007)
data.film [n.°1 -b] (2010)
data.microfim [n.°1-a] e data.microfim [n.°1-b] (2011)
un concerto radiofonico Dataphonics (2006-7)

SEGUE QUI UNA DESCRIZIONE DELLE SINGOLE OPERE CHE COMPONGONO DATAMATICS, opera che, nella sua totalità lavora su:
SINCRONISMO TRA SUONO E VISUALE
IMMERSIONE DERGLI SPETTATORI
IPNOTISMO CHE RISVEGLIA LA MEMORIA

.  


data.spectra (2005): in una stanza buia viene proiettata una stringa di numeri  alta 25 mmm e lunga 10 mt.  I dati diventano energia pura, luce.

data.tron (2007), videoinstallazione  che fa parte del progetto datamatics, ed è una installazione che si concentra sull’aspetto biologico dei dati, combinati con quelli informatici. Nella prima versione era costituita da un solo pannello frontale, successivamente al pannello frontale è stato aggiunto un pannello su pavimento. I visitatori si trovavano così all’interno di un fiume digitale, in cui le basse frequenze smuovono i visceri, mentre spiccano le alte frequenze.

data.path (2013)
vedi il video su vimeo
https://vimeo.com/76813693

data.matrix (2009)
vedi il video del concerto a Milano su vimeo 
https://vimeo.com/290155258


data.texture (2012) prevede immagini proiettate su un lungo pavimento 7x9x30 metri.
data.scan (2009-2011) Dati estratti da ricerche scientifiche che hanno mappato in due scale il cromosoma 11 presente nel DNA del corpo umano e l'universo astronomico . Il visibile e l'invisibile, l'udibile e l'inudibile.



Si tratta di un progetto in cui Ikeda ha sviluppato un sistema che converte ogni tipo di dato (testi, suoni, foto, film) in un codice a barre e in pattern binari compresi tra 0 e 1, con cui esplora le relazioni tra i punti critici della sorgente performativa e la percezione umana dello spettatore.

Durante i concerti, R.I. impiega i software in tempo reale, a volte rendendosi visibile al pubblico e altre volte no. Spesso scansiona durante il live i dati utilizzati nella sessione precedente.
Il sincronismo tra soundscape e visualscape è uno dei tratti fondamentali di questo lavoro di R-I: finalizzato alla immersione degli spettatori nel flusso dei dati, sollecitandone di continuo la percezione: l'ipnotismo dei suoni e delle immagini risveglia immagini mnemoniche nella mente e nel corpo di chi guarda e ascolta. Il database si materializza diventando una forma di narrazione che parla direttamente al corpo degli astanti.
Nell'intero ciclo di data.matics le seguenti figure sonore (generate da laptop) sono gli elementi fondamentali della composizione audio:
-suoni sinusoidali, rumore bianco, glitches, clicks, blips vari che formano strutture non melodiche, ma ritmiche.
Le seguenti figure sono invece gli elementi fondamentali della scrittura visiva,  con forti contrasti bianco e nero e con trasformazioni grafiche:
-Strutture degli errori di hard disk visive e sonore ( su fondo nero), con i bassi sonori e le ritmiche che generano inversioni di colore della proiezione, con un effetto flash.
- Corrispondenza tra rumore bianco e rumore visivo come macchia bianca.
-Sequenza DNA cromosoma n.11 con stop and go visivi e acustici, fino allo schermo bianco.
-Studi sul codice Morse Qui inizia l’uso della disarmonia, con sinusoidi fisse che scandiscono il tempo accompagnate da clik ritmici sincopati da un basso distorto, con immagine che scorre senza sincronia.
-Mapping 3D dell'universo
- Sezioni 3D di piani geometrici, mentre le sinusoidi corrispondono come cesure alle intersezioni dei piani.
-Strutture molecolari delle proteine con un tono basso a 50 hz senza sincronia con l’immagine. Clic che invertono il coolore delle immagini. Alla fine una sinusoide a 15000 hz e una schermata a righe.
-Sequenza DNA cromosomi n 1-22, X e Y. 
-Ipercubo 4D con griglie e filmato con  un drone realizzato da un cluster molto basso che accompagna un' immagine rotatoria.
-Mapping 2 D dell'Universo


videoinstallazione al Parc Avenue Armory di New York 
https://www.youtube.com/watch?v=omDK2Cm2mwo
Qui il codice a barre diventa un  immenso tappeto- parete ipnotico sul quale gli spettatori sono invitati a distendersi e  camminare. Un immenso codice a barre che diventa estetico, sensoriale: il fascino del sublime matematico.  


L'UNIVERSO PLANK 
L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha rilasciato al pubblico nel 5 luglio del 2015 la prima immagine a tutto cielo ottenuta dal satellite Planck. Si tratta di una mappa della volta celeste in falsi colori che mostra per la prima volta a questa risoluzione l’emissione del cielo nella banda della radiazione elettromagnetica con frequenza compresa tra 30 e 857 GHz, ovvero dal millimetrico al lontano infrarosso.


Cercare nuove informazioni sull’origine e sull’evoluzione dell’universo è l’obiettivo principale del satellite Planck, lanciato nello spazio il 14 maggio 2009 dalla base di Kourou, nella Guyana francese. Questa mappa è il frutto dei primi 15 mesi e mezzo di raccolta dati, il risultato di una perlustrazione dell’intero cielo nelle bande di frequenza dove si annida la radiazione cosmica di fondo a microonde, la luce fossile primigenia, risalente a quando l’universo aveva appena 380.000 anni.
 L'UNIVERSO PLANK MICRO, 2015
Nel 2014-2015 Ryoji Ikeda vince il  2014 Prix Ars Electronica residency al CERN di  Ginevra e qui progetta e realizza le due installazioni audio-video.
Senza commenti: dall'infinitamente piccolo all'infinitamente immenso. Dimensioni di fronte alle quali lo spettatore è avvolto da meraviglia, piacere, stupore, ma al tempo stesso anche da spavento. Sono dimensioni di fronte alle quali la ragione si ferma per fare posto all'immaginazione e ad una forte emozione. 


martedì 13 novembre 2018

BACKSTAGE / ONSTAGE DIGITALIVE

E' online sulla rivista Arshake il progetto di comunicazione multimediale BACKSTAGE / ON STAGE,  con cui 24 studenti dell'Accademia di Belle Arti hanno seguito gli allestimenti e documentato la rassegna DIGITALIVE 2018 con foto, video, scritti e cin una campagna  social dedicata.

DIGITALIVE, a cura di Federica Patti, è una  sezione del Roma Europa Festival  che, svoltasi al Mattatoio dal 4 al 7 ottobre 2018, ha presentato al pubblico le  produzioni  di 11 formazioni artistiche che operano creando performance live in cui indagano le possibilità che le nuove tecnologie hanno di creare interferenze tra suono, spazio e corpo in ambito performativo.

Per accedere alla pagina dedicata nella rivista Arshake, e leggere/vedere/ascoltare il materiale prodotto dagli studenti su tutti i lavori degli artisti che hanno partecipato  a DIGITALIVE, cliccare qui sotto:
BACKSTSAGE / ON STAGE 


martedì 27 febbraio 2018

COLLETTIVO CINETICO: ALEA E NUOVE TECNOLOGIE NELLE ARTI PERFORMATIVE

Nei giorni 8 e 9 marzo, dalle ore 13 alle 19, in AULA A1 a CAMPO BOARIO si terrà il workshop della compagnia di ricerca teatrale CollettivO CineticO
Il workshop comprende, oltre ai  due incontri con la compagnia, anche due ulteriori incontri:
Incontro introduttivo  7 febbraio 
ore 11- 13 a Via Ripetta Aula 203, con la prof. Pecoraro, oppure ore 16.30-18.30 Campo Boario aula 8B con la prof. Reggio
Incontro finale 20 aprile ore 13-15 
Carrozzerie N.O.T. via Panfilio Castaldi 28A, con le proff. Pecoraro e Reggio
Il workshop dà 1 credito formativo - Per partecipare, scrivere a marilena.pecoraro143chiocciolatiscali.it

CON UN CORPO DIS-UMANO 
di Maria Cristina Reggio
Era il 2008 quando il gruppo  CollettivO CineticO, fondato dalla coreografa Francesca Pennini in collaborazione col regista  Angelo Pedroni realizzava PIN:######, una installazione corporea nella quale il soggetto era il corpo umano la cui carne veniva  riprogettata dagli interventi chirurgici. Parafrasando la novella di Collodi, Francesca Pennini lavorava sull'immagine-storia di un Pinocchio rovesciato, alla ricerca dell'annullamento dei tratti che lo identificano: un Pinocchio "sfacciato", brutalizzato, il cui naso non si allungava, ma, al contrario,  era di-segnato come succede nella  chirurgia plastica, con un procedimento mirante piuttosto a rimodellarlo, scorciarlo, omologarne la misura.  Il lavoro del CC esplora come un microscopio diversi segmenti e organi  del corpo: i denti, le dita, gli occhi, la pelle, la retina, le unghie, con un procedimento in controtendenza e fortemente critico rispetto alla diffusione omologante della cura e modellazione patinata dei corpi che ossessionano il nostro tempo.   Entra, modifica, modella, distorce, rivelando una potenzialità immaginativa critica e sovversiva.

La strategia operativa della compagnia opera all'interno  di campi semantici circoscritti dal "sistema" degli  oggetti che popolano la società dei consumi, con cui fraternizzano con più facilità rispetto ai segni culturali "alti", siano questi ultimi letterari o visivi: vestiti, gadget, prodotti del supermercato, miti televisivi.  Facendo continuamente il verso all'estetica del glamour, macinano gli oggetti e rigurgitano segni che nel vissuto quotidiano popolano inoffensivi gli spazi umani senza destare particolari paure o sospetti, ma che assumono nei loro lavori un'aura vitale, talvolta persino pericolosa. Un caso esemplare è la mazza da baseball, già protagonista di Arancia meccanica nel film di Kubrick e, successivamente, in Funny Games di Haneke, e che i CC  riattivano (...)  in diverse performance come per esempio in  |x| N, non distruggeremo(...)  utilizzandola come  strumento "indagatore",  brandendo  il quale i performer, privati della vista mediante  una benda, si aggirano in mutande,  muovendosi a tentoni, novelli Alex lobotomizzati e innocui, nelle case, nei bar, nelle piazze delle città.

I danzatori  sono coloro che si espongono "allo sguardo degli spettatori come animali allo zoo, come prodotti negli scaffali del supermercato, come fenomeni inspiegabili" (così scrivono nel loro sito) spesso acefali, con teste oscurate da semplici copricapo inventati o rimediati con cappelli ready made: in questo esporsi senza vedere chi guarda c'è la fascinazione per l'atto stesso dell'esporsi cieco da peep show. Ma qui si scambiano le carte, non c'è solo il sistema definito che assegna un posto e un ruolo all'attore e al  pubblico, ma si vogliono mettere a nudo le parole stesse come pubblico e privato.  Il privato diventa pubblico e viceversa, con una ricerca di tutto ciò che questo atto reversibile mette in moto, a partire dall'obbligo della parte di voyeur affidata allo spettatore, ma  anche quella di recluso osservato, animale da zoo del performer. Un performer atletico che poco finge, ma che piuttosto gioca una parte non troppo diversa da quella della sua vita.  Nel 2009 realizzano Diluire la prossimità, azioni pubbliche per spazi privati, una performance in live streaming nel corso della quale diversi performer si alternano nello spazio di un bagno pubblico del Radialsystem di Berlino ( uno spazio per l'arte contemporanea) in cui era piazzata una webcam e venivano proiettati nella galleria Marchesi di Ferrara in occasione della mostra dell'artista  Andrea Amaducci.  
Stigmatizzando, ma al tempo stesso celebrando l'iconografia di massa, il CC  mette a tema parole e termini alle quali ci si è assuefatti, ma con l'intento chiaro di ricontestualizzarli  attraverso  un esercizio che è contemporaneamente sia critico che fisico, e comunque dinamico: feedback, link, tag, parole che riconfigurano il nostro sistema di  scrittura digitale,  in questo caso vengono adattate a quello specifico  della scrittura scenica, in cui si deve andare alla ricerca degli elementi con cui creare nuove composizioni e vengono tradotti in cinèmi, così li definiscono, elementi segnici del movimento fisico del performer.  Perfino i titoli delle loro azioni o installazioni utilizzano non solo le parole, ma tutti i lemmi della tastiera, compresi i segni grafici, stimolando il lettore-osservatore ad orientare il suo pensiero critico  curioso per  cercare di attribuire a ciascun simbolo grafico, punto o linea che sia  ogni volta, un nuovo  il significato contestualizzato.  Nel già citato |x| N, non distruggeremo (...) propongono (2010) agli spettatori un dispositivo interattivo costituito da una tastiera attraverso la quale gli spettatori possono dirigere il movimento di tre performer che esplorano uno spazio.

Le performance sono strutturate come se fossero  organismi viventi, non fissate e definite, ma in costante divenire  nel tempo. Spesso l'evoluzione della performance è parte integrante della performance stessa, senza una narrazione lineare, ma costruita come una successione di strutture in continua mutazione. Anche se sembra  ottusamente  prono di fronte alle strutture disperse e rizomatiche di deleuziana - foucaultiana memoria, tuttavia questo sistema di ricerca appare rigoroso, e fortunatamente, più libertario di quanto la filosofia dei francesi tanto di moda consentano. Pennini e Pedroni sembrano infatti  piuttosto inclini alle procedure  ironiche, leggere e al tempo stesso caustiche  di Cage e al suo serissimo, quasi sacro  rapporto con l'alea. Suggeriamo qui la lettura del breve testo di presentazione del loro progetto di spettacolo intitolato C/o, per il quale hanno previsto uno svolgimento di dieci anni. 
Con questo gruppo diventa pensabile infatti un teatro aleatorio. Non basato sull'improvvisazione dell'attore, ma su un utilizzo aleatorio di strutture drammaturgiche chiuse e originariamente predisposte,  il cui ordine in sequenza tuttavia cambia secondo  la scelta di strutture occasionali ogni volta diverse. Nel caso di Age, per esempio, nove "esemplari", "tipi"di teenager millenial  numerati vengono "chiamati", come in una sorta di ruba-bandiera,  da un computer che ne fa l'appello con voce metallica inumana e feroce, e la cui finestra di home page si proietta sul fondale. Il computer, come un crudele e cieco professore,  li seleziona per la loro esibizione su  un palco- ring,  impartendo a  ciascuno  l'ordine di eseguire un compito  strettamente connesso alla sua morfologia fisica, ai suoi gusti, alle sue  abilità, alle esperienze e alle sue  cosiddette competenze. 

Più spinto e meno riuscito è  il progetto di AMLETO, nel quale gli spettatori, coinvolti in una selezione per il migliore attore che potrebbe rappresentare un ipotetico Amleto, sono i responsabili di una immaginaria carneficina di Amleti non scelti  e per questo  distesi sul palcoscenico, come i morti del celebre dramma scespiriano.
Aleatoria è la struttura del lavoro di Collettivo Cinetico, attraverso la quale Antonio Pedroni e Francesca Pennini disorganizzano la logica  razionale in favore della logica del caso, mantenendo un rigido involucro all'interno del quale iniettare le loro microstoria, come nel caso di Sylphidarium, una storia sul celebre balletto La Sylphide  che, danzato per la prima volta interamente sulle punte da Maria Taglioni,  è all'origine della nascita danza classica e  che  attraversa la morte de La Sylphide , uno "sguardo archeologico che (ndr) si fa corpo nella tradizione del balletto e ne abita le carcasse così come i silfidi vivono e depongono le uova nei cadaveri", come scrive Giuseppe Distefano su Artribune  il 17/10/2016.
Come in tutti i loro spettacoli, anche nell'ultimo lavoro, Benvenuto umano, la multimedialità non è uno strumento utile e rassicurante o illusivo, ma ancora una volta un interessante grimaldello di disorientamento, disordine e  disturbo: i danzatori che danno inizio allo spettacolo hanno il viso coperto da visori di cartoncino (splendida tecnologia cheap, vintage, poco satinata, almeno nelle apparenze, ma in teatro è l'apparenza che conta)  all'interno dei quali sono inseriti smartphone che consentono loro di vedere i movimenti di  Francesca Pennini che, visibile solo agli spettatori in platea,   conduce la danza. I danzatori muniti di visore ripetono i suoi movimenti, ma con il ritardo causato dal riverbero tra un’azione  e il suo effetto tecnologicamente mediato: un esempio di quanto la multimedialità possa essere utilizzata criticamente, consentendo  di toccare sul vivo l'ossessione dell'immediatezza che si accompagna all'uso delle nuove tecnologie.  Si rilegga, o magari si legga, se possibile, a proposito, Remediation di  Bolter e Grusin.

lunedì 26 febbraio 2018

SHIRO KATAKANI, DATI MNEMONICI E MEMBRANE ELETTRONICHE

Shiro Takatani, Frost frames, 1998
Nato nel 1963, Nara (Giappone), SHIRO TAKATANI vive a Kyoto (Giappone) dove dirige il gruppo DUMB TYPE di cui è stato co-fondatore nel 1984. 
Laureato in Progettazione Ambientale del Dipartimento di Arte della Kyoto City University of Arts, 
Takatani nel 1990 ha partecipato  con l'intellettuale e critico postmoderno Akira Asada al progetto per la municipalià di Groningen, nei Paesi Bassi, "STADSMARKERING - GRONINGEN / MARKING THE CITY BOUNDARIES" (Direttore Artistico: Daniel Libeskind) e successivamente nel 1998 ha realizzato  un lavoro collettivo che prevedeva  una combinazione di musica sinfonica, nuove tecnologie e immagini per il concerto DANGEROUS VISIONS, in  collaborazione  con Art Zoyd e la National Orchestra di Lille. 
Ha svolto la direzione visiva per l’opera di RYUICHI SAKAMOTO , LIFE,  nel settembre 1999. Questa opera è stata poi poi ripresa nel 2007 con una videoistallazione  e una performance. 

FROST FRAMES 1998   
installazione video, con uno schermo satinato verticale quadrato di mt 2.70 di lato, su cui vengono proiettate sulle due facce  opposte 1000 immagini digitali di paesaggi contemporanei registrtai a 1/1000 di secondo e proiettati a velocità variabile da  1/30 o 1/75 secondi. Lo schermo  non è solo un luogo di proiezione per le immagini, ma una MEMBRANA, che accoglie immagini generate elettronicamente e che la visione umana non potrebbe mai percepire. Materiale sonoro di Ryoki Ikeda.  

 OPTICAL FLAT / FIBER OPTIC TYPE 2000  nella collezione del National Museum of Art, Osaka, Giappone) Si tratta di una scultura composta da computer che generano immagini ad alta risoluzione e lettori a fibra ottica: su un'asta  di metallo  orizzontale sono impalati  due monitor a cristalli liquidi e su ciascuno di essi è presente  un cono di fibra ottica. Sugli schermi scorrono migliaia di frammenti di immagine, con momenti di vita quotidiana, sfocati e  ad alta velocità, ingranditi o compressi attraverso i coni di fibre ottica (la cui forma è simile alle sfere delle pupille) montati sulla parte superiore di ciascuno schermo. I coni di fibra ottica sono fibre ottiche con un diametro maggiore su un'estremità e uno minore nell'altra.  Poiché il numero di pixel su entrambe le estremità è lo stesso, le immagini vi si presentano più grandi o più piccole. 
Gli "optical flat" sono lenti di vetro ottico levigate e lucidate in modo da risultare estremamente piatte su uno o su entrambi i lati, in grado di rilevare variazioni entro 1/10 di un'onda luminosa, e utilizzate a livello industriale per  misurare la levigatezza delle lenti ottiche, in spettrometria. 
















La prima mondiale è stata a giugno del 2008, come parte del Festival “Theater der Welt”  a Halle. 

"La chambre claire o camera lucida si riferisce a quei dispositivi con prismi e specchi usati come aiuti per il disegno dal vero prospettico  prima dell'avvento della fotografia camera oscura (camera oscura). Il processo fotografico come lo conosciamo oggi richiede infatti  l'oscurità di una "scatola nera" - corpo macchina fotografica, camera oscura - mentre questa performance è messa in scena interamente nella luce.
L'anno prima della sua morte, Roland Barthes ha scritto un trattato di fotografia dal titolo «La chambre claire». Possiamo dire che questo libro è anche un requiem per la sua defunta madre.
Già abbastanza interessato all'ottica e alla fotografia, ho scelto il titolo per la mia interpretazione per le sue connotazioni luminose. Ciò che mi ha ispirato nel creare il mio lavoro, tuttavia, è la nozione di fotografia come prova positiva di "THAT-HAS-BEEN" E' stato lì, ovvero il loro potere di evocare ricordi sia sociali che personali". - Shiro Takatani ( tradotto dal sito dell'artista) 

CHROMA  (2012)
Un lavoro teatrale non narrativo sul senso percettivo del colore, realizzato in collaborazione con Simon Fisher Turner, musicista che ha collaborato con il regista e artista inglese Derek Jarman  autore della sua ultima opera intitolata  Chroma: A Book of Color (1994), da cui nasce il titolo di questo lavoro.  La messa in scena lancia la freccia del tempo al contrario, partendo dal desiderio di liberare il sé dalla morte ("Unclose your eyes") e regredendo nel corso di un giorno - una vita - alla nascita ("Feedback"). GUARDA IL VIDEO 

ST/LL ( 2015) 
Un lavoro teatrale tra realtà e immaginazione, tra minime e massime dimensioni 
















CHRONO Nel 2006, nell’ambito del progetto Japan Foundation’s 2006 Australia-Japan Exchange Project “Rapt! 20 contemporary artists from Japan”, è stato selezionato per l’esposizione stabile di un mese in Australia. Circa 10.000 immagini sferiche del cielo,  riprese da una camera digitale in fish eye , in uno solo giorno dall'alba al tramonto, in diversi luoghi del deserto australiano, sono proiettate a flash ad alta velocità su un piccolo schermo di fibra ottica.  













CAPE FAREWELL  2007 
Takatani ha partecipato al viaggio nell’Artico (Groenlandia e Islanda) in barca a vela per una  spedizione  nel 2007 che ha ispirato una mostra nel luglio-agosto del 2008 a Kagakumiraikan (National Museum of Emerging Science and Innovation) in Tokyo. 

LI FE - fluid, invisible, inaudible…2008 
Installazione audiovisiva  in collaborazione con Ryuichi Sakamoto, commissionata dal Yamaguchi Center for Arts and Media (YCAM ). La versione DVD di LI FE – fluid, invisible, inaudible… è stata realizzata nel maggio 2008. 
LIFE - fluid, invisible, inaudible…(2007) la prima europea è stata  alla mostra Digitalife a Roma, 2007.  Mentre gira liberamente dentro all’installazione, il visitatore può sentire come il rapporto tra l’ambiente e la percezione (udito e vista) può venire espresso in un modo al contempo complesso e fluido, in una combinazione di suoni e visioniQuesti due artisti hanno iniziato la loro collaborazione quando Shiro Takatani era responsabile della supervisione delle immagini per “LIFE”, un’opera di Ryuichi Sakamoto debuttata nel 1999. Modellata sulla versione del 1999, la nuova installazione all' YCAM è stata concepita con delle espressioni che riflettono il mondo di oggi.Il sottotitolo “fluid, invisible, inaudible…” evoca elementi che sono percepibili o impercettibili; un accesso a qualcosa di amorfo, incerto o irriconoscibile, nonché ai cambiamenti in noi stessi.
L’installazione consiste in 9 vasche riempite di liquido, di circa un metro e mezzo di lato e 30 cm di altezza, realizzate in materiale  acrilico trasparente,  sospese nell’aria a una altezza di 2.4m da terra. Ciascuna vasca d’acqua è posizionata tra altoparlanti, anch’essi sospesi nell’aria. All’interno di ciascuna vasca, una composizione con flusso regolabile in cui si genera  una nebbia artificiale attraverso onde a ultrasuoni. Questi 9 blocchi di nebbia servono come schermo per la proiezione dell' immagine dal soffitto verso il basso. Come le immagini sono visibili e riflesse, dipende dalla condizione della nebbia. Le stesse o diverse immagini vengono proiettate sui 9 schermi di nebbia, alcune volte all’unisono e altre volte in maniera indipendente.
 Le immagini e i suoni possono, o no, essere sempre sincronizzati, mentre talvolta è udibile solo il suono senza immagini.
Fondamentalmente tutto è controllato, anche se l’intero contesto può cambiare radicalmente per qualche stimolo che può essere innescato da sensori, distribuiti negli spazi espositivi. I contenuti delle immagini e il suono vengono digitalizzati da computer per poi essere elaborati molto nel dettaglio. 

EXPERIMENTAL LIVE 
Installazione audiovisiva . Nel giugno del 2005, davanti agli alloggi del Lama Buddista, nel Tempio Zen Honen-In a Kyoto, è stata presentata la performance EXPERIMENTAL LIVE, con utilizzo di laptop e immagini. Nello stesso mese, Sakamoto e Takatani hanno collaborato dal vivo in una performance commemorativa per  Susan Sontag alla Kyoto Zokei University. Le immagini, nelle quali vengono proposti arrangiamenti dei ritratti della Sontag  con  segni di punteggiatura dei suoi scritti, sono combinate con i suoni a mo’di collage, con la sovrapprosizione di altri vari suoni sull’opera “Spiegel im Spiegel” di Arvo Pärt. 


3D WATER MATRIX | ST\LL, 2016, esposto per la prima volta alla mostra Digital Life, Roma Europa Festival, 2016