martedì 22 novembre 2022

In dialogo col sistema: ROBERT HENKE E I NONE

None, Deep Dream Act2, 2016

Nel 2016 il collettivo NONE  espone nella rassegna Digitalive del Romaeuropa Festival l'opera DEEP DREAM_ACT2.  Si tratta di una installazione immersiva che si basa sul programma di elaborazione  video di Google, Deep Dream, un esperimento che visualizza schemi appresi (come per es. volti umani) all'interno di migliaia di immagini di Google, in cui la visualizzazione iperveloce delle stesse immagini,  elaborate da una rete neurale convoluzionale, aumenta ciò che "pensa" di vedere,  creando effetti allucinogeni come accade nelle visioni oniriche: praticamente fa sognare una rete neurale. Siamo nel campo dell'apprendimento automatico, è una rete neurale artificiale in cui il modello di connettività tra i neuroni è ispirato all'organizzazione della corteccia visiva animale.  Si tratta di un esempio di utilizzo paradossale di un sistema comunicativo in senso estetico. Nel dialogo con l'AI di Google il collettivo NONE ricava una installazione in cui Google sovra-interpreta e migliora i modelli che vede in un'immagine. Questo processo è stato soprannominato "Inceptionism" (un riferimento a InceptionNet e al film Inception di Chistopher Nolan).

Robert Henke, musicista compositore e sviluppatore di software tedesco, si occupa di rapporto tra suono e immagine è anche tra i principali creatori di Ableton Live, un software che è diventato ormai uno standard per la produzione musicale. Nel 2021 porta al REF la performance CBM 8032 AV, in cui esplora ancora suoni e immagini, manovrando dispositivi obsoleti come i computer Commodore  anni '80, i cui schermi sono di fronte allo sguardo degli spettatori. Tre macchine creano il suono, una le grafiche e una quarta controlla tutte le altre, mentre le immagini vengono proiettate su un grande schermo dietro l'artista. 
Parole, numeri e caratteri formano disegni di colore verde su fondo nero, con 25 righe di 80 caratteri.  
L'artista crea un dialogo tra suono e immagine, tra proiezione e diffusione del suono. Si veda qui lo spettacolo nel sito dell'artista.  

 Nel suo testo Introduzione alla semiotica dei nuovi media, Giovanna Cosenza analizza i nuovi media prendendo avvio dall’analisi della forma dialogica umana che definisce DIALOGO PROTOTIPICO, in cui distingue le due seguenti caratteristiche: 
- Coinvolge due persone che si parlano e ascoltano, facendo ambedue affidamento su un codice culturale comune. 
- Parlante e ascoltatore condividono lo spazio in cui si trovano, nonché il tempo in cui dialogano, e hanno accesso l’uno al corpo dell’altro è c’è un alto grado di interscambiabilità e adattabilità dei ruoli tra parlante e ascoltatore. 
Secondo l'autrice, un sistema interattivo tenta proprio di stabilire un dialogo il più possibile simile a quello prototipico e tutti gli esperimenti sull'intelligenza artificiale simulano al massimo grado la possibilità paritetica del dialogo tra due persone: l’intelligenza artificiale cerca infatti di costruire sistemi che non si limitano a rispondere all’utente,  ma prendono iniziative, lo sorprendono con risposte inattese ma adeguate, risolvono i suoi problemi, fanno cose al posto suo in modi nuovi e migliori di come l’utente stesso potrebbe fare, ponendosi in relazione complessa e paritetica con l’utente. Citando Negroponte, Cosenza afferma che gli "agenti intelligenti"si comportano come “perfetti maggiordomi che, intuitivi e non invadenti, si fanno interpreti dei gusti e delle preferenze del loro padrone”. L’utente "sente” infatti la risposta del sistema tecnologico e ha l’impressione di essere lui a progettare, ovvero a controllarlo secondo questo schema: 
1) Azione dell’utente 
2) Reazione del sistema 
3) Controreazione dell’utente 
4) Il botta e risposta tra utente e sistema
ù 5) Chiusura della relazione da parte dell’utente Se all’interno di questo fluido meccanismo c’è un malfunzionamento, il rapporto diventa sbilanciato a favore della macchina, che improvvisamente diventa percepita non più come subalterna, ma come un pericoloso sosia dell’essere umano. Come portare l’AI a commettere un errore? L’Ai non conosce l’inganno.
DISTANZA E VELOCITA'
Analizzando più nel dettaglio la comunicazione mediata dalle tecnologie, Cosenza prende nuovamente come riferimento la forma del dialogo prototipico che si basa sulla DISTANZA tra le persone protagoniste di un atto di comunicazione. 
Distingue quindi la reale distanza nello spazio fisico dalla percezione della distanza, in presenza di una comunicazione che avviene per esempio con un dispositivo, a volte anche tra persone che si trovano nello stesso luogo, e che si parlano con un cellulare, oppure si scrivono con il computer.  
Vicino/lontano:  un primo modello di comunicazione, che oggi avviene attraverso la messaggistica in generale, si basa sulla SCRITTURA che, attraverso le nuove tecnologie, rende le persone indipendenti dalla distanza che le separa, avvicinandole. Ma, osserva l'autrice, l’uso della scrittura, in molte forme della comunicazione porta ad una percezione di allontamento: ci sono infatti casi in cui un messaggio scritto crea distanza, rispetto all’attesa di una comunicazione che utilizzi altri canali sensoriali, come potrebbe essere  la vista della persona e l'udito della sua voce. 
In una comunicazione mediata da un dispositivo come il cellulare, la comunicazione a distanza invece riesce a mettere in campo una sincronia che avvicina emittente e ricevente, anche se mancano gli indizi visivi del feedback. 
Veloce/lento:  Cosenza individua poi situazioni in cui si crea, anche per quanto riguarda la dimensione temporale, una dicotomia tra tempo reale, effettivo, della comunicazione, e percezione del tempo. In questo caso si parla di tempo reale impiegato nel progettare uno scritto, inviarlo, riceverlo, rispondere, ed effetto del tempo percepito, come per esempio il contrasto tra il lungo tempo impiegato per scrivere e l’effetto di velocità nel riceverlo.

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