giovedì 30 gennaio 2020

MUNTADAS #2 ON TRANSLATION: parole e immagini che richiedono impegno













ON TRANSLATION DI MUNTADAS: LE PAROLE  METTONO IN CONNESSIONE DIVERSE CULTURE

NEL 2005 MUNTADAS ESPONE AL PADIGLIONE SPAGNOLO DELLA BIENNALE DI VENEZIA “ON TRANSLATION: I GIARDINI
Si tratta di una installazione multimediale che raccoglie alcuni momenti del progetto ON TRANSLATION che l’artista porta avanti dal 1995:
The bank (1997)
The Internet Project (1997)
La mesa de la negociaciòn II (1998)
El Aplauso (1999) https://www.youtube.com/watch?v=-NiPWYpTwQo
The Bookstore (2001)
The Interview (2002)
On View (2004)
Stand by (2005)
Listening (2005)
Quello che segue è il testo con cui Muntadas presentava il progetto nel 1993:
On translation is a series of works exploring
Issues of transcriptions, interpretation and translation
From language to code
From silence to technology
From Subjectivity to objectivity
From agreement to wars
From private to public
From semiology to cryptography
The role of the translation/translators as a visible/invisible fact

Nel suo testo, molto approfondito, L’arte che traduce, (2017),  Modesta di Paola individua quattro ambiti teorici nei quali si dispiega il progetto sulla traduzione di Muntadas: 
1)la traduzione linguistica, 
2)la traduzione culturale, 
3)i cross boundaries, o la traduzione intermediale, che attraversa cioè i media
4) la traduzione che, all’interno del contesto globalizzato, cerca un dialogo internazionale. 
Punto di partenza seminale del  lavoro di Muntadas che raccoglie un progetto  più che decennale, è il contesto e la sua storia, sia spaziale che temporale e culturale, nel quale l’opera si situa, ovvero i Giardini della Biennale di Venezia, – metonimia della città in quanto luogo frequentato, soprattutto in estate, da milioni di turisti – e il loro significato,  in quanto ospitano la Biennale d’arte: deputati da un lato all’accoglienza per i paesi invitati e, dall’altro, all’esclusione dei paesi non invitati.
Nella sala centrale del padiglione, Muntadas tras-duce, ovvero traspone, il modello spaziale delle sale di attesa, dislocandovi postazioni, telefoni, televisori e moduli di advertising, che però in questo caso invitano lo spettatore a cambiare la percezione nei confronti di una semplice sala di attesa, abitualmente dedicata a una fruizione distratta: qui gli si chiede invece attenzione, con un cartello posto come propileo all’ingresso dello stesso padiglione. 
La prima cosa infatti che salta agli occhi qui, ma del resto in ogni lavoro di Muntadas, è la presenza di una scritta, ovvero in questo caso un manifesto con il messaggio ATTENZIONE: LA PERCEZIONE RICHIEDE IMPEGNO, scritto in bianco su rosso. Qui le parole sono immagini visuali, con un evidente appello al valore linguistico delle immagini e a quello visuale delle parole scritte: qui lo spettatore si ricorda di essere tale anche quando non se ne rende conto, come quando, attraversando gli spazi interurbani, la sua percezione viene anestetizzata dalla proliferazione di immagini e parole che ne sollecitano, mediante la propaganda, desideri e aspettative di consumatore.
Nell’opera La mesa de Negociaciòn, un tavolo rotondo costituito da diversi spicchi con diverse altezze, mostra le statistiche della comunicazione in Africa e nei Paesi sviluppati, aggregando dati singolari e precisi (quanti giornalisti sono morti, come è libera la stampa, quanti editori ci sono, quanti sono i ticoon delle telecomunicazioni). 
Muntadas introduce il termine MEDIA LADSCAPE per indicare il paesaggio non come mera realtà naturale pittorica rappresentata dall’artista, ma come il frutto dell’opera dei media sul paesaggio, introducendo il concetto di paesaggio attivo, pubblico, abitato da comunità, mediato dagli strumenti della comunicazione e dall’urbanistica che lo rendono fruibile, transitabile, anche solo virtualmente.

Si analizzano qui di seguito alcuni progetti che rientrano tutti nella sua ricerca ON TRANSLATION, e  che toccano la sfera della comunicazione multimediale:

SOCIAL NETWORKS (2006)
Attraverso il progetto Social Networking Muntadas disegna, su scala mondiale, le assonanze belliche nello stile linguistico esistente tra campi diversi di interesse, apparentemente lontani.  Realizza infatti la rappresentazione dinamica in real time dell’utilizzo di determinati vocaboli (tutti di pertinenza del linguaggio bellico come  resistence, strategy, technics, avantgarde, all’interno di network nel campo non solo militare, ma anche economico, culturale e tecnologico.
Invitato a lavorare con gli studenti del CADRE (laboratorio di New Media all’Università di San José), ha lavorato in uno spazio del Convention Center of San José negli USA e vi ha realizzato con loro una installazione murale: un tabellone con una pianta del mondo e una grafico animato che mostra i dati statistici in evoluzione permanente, 24 ore al giorno, dell’utilizzo delle parole, adottate nel linguaggio specifico di network internazionali che operano in quattro campi–sistemi di comunicazione: economico, culturale, militare e tecnologico.
Un software (Apple.org e Rhizome.org) estrae determinate parole ricorrenti e le associa per latitudine, longitudine e le rende visualizzabili, attraverso forme e colori, in una mappa che ne mostra in continuo movimento l’utilizzo di un vocabolario comune.  Nel progetto dell’artista il tabellone sarebbe rimasto installato McCenery Convention Center per cinque anni. https://www.youtube.com/watch?v=n6Ztzy4Tb4c

1998 THE MONUMENTS 
https://www.ludwigmuseum.hu/en/exhibition/antoni-muntadas-translation-monuments

1996, ON TRANSLATION: THE GAME
installazione all’Atlanta College of Art Gallery in occasione delle Olimpiadi di Atlanta, 1996
Al centro dello spazio espositivo era THE BOOTH, una cabina di vetro con al centro un vetro inclinato a 45°, su cui veniva proiettato al suo interno THE TAPE, una videoinstallazione con 8 interviste a specialisti del linguaggio e della traduzione (per portare a visibilità così il traduttore, figura centrale quanto invisibile nei giochi olimpici). Il sottofondo musicale era HYMNES DES HIMNES, collage di inni nazionali. Il progetto comprendeva anche O.T. THE LANGUAGE, in cui le interviste si ascoltavano in vietnamita, con auricolari in inglese, poi O.T. THE TRANSLATORS, libro sui traduttori nei giochi realizzato da Ronald Christe, O.T. THE BULLETIN BOARDS, sedici pannelli con diversi titoli affissi lungo le pareti della sala con info sui giochi, la loro storia, la geografia, poi O.T. COLORS, erano i colori ufficiali delle Olimpiadi, dipinti sulle cornici dei medesimi pannelli, O.T. THE CLOCKS quattro orologi con gli orari a Barcellona, Atene, Atlanta e Sidney, O.T. THE RINGS immagini delle emozioni legate ai giochi. Infine realizzò una intervista, progettandone molti anni prima lo storyboard, O.T. THE TRANSMISSION, una sua video conferenza con Claudia Giannetti in cui affrontava il tema della posizione dell’arte e dell’artista necessariamente critico, “incredulo” dice Muntadas, nei confronti delle nuove tecnologie.

2014 ON TRANSLATION, ASIAN PROTOKOLS (2014) in una prima edizione al Total Museum of Contemporary Art di Seoul, in Corea, nel 2014 comprendeva diverse opere realizzate tra il 2004 e il 2014, tra cui i seguenti video:
ON TRANSLATION ON VIEW (2004), https://www.artsy.net/artwork/antoni-muntadas-on-translation-on-view

unico piano sequenza, simile a una ripresa di una videosorveglianza, di sette minuti di un luogo anonimo in cui transitano persone e cose.
ON TRANSLATION: LISTENING(2005) , https://www.artsy.net/artwork/antoni-muntadas-on-translation-listening singoli fotogrammi in formato panoramico, con immagini di persone che parlano al cellulare .
ON TRANSLATION: GO ROUND (2013) https://www.artsy.net/artwork/antoni-muntadas-on-translation-go-round persone che passano attraverso una porta girevole 

2016 ON TRANSLATION, ASIAN PROTOKOLS, nella seconda edizione nel 2016, al 3331 Arts Chiyoda di Tokio, a cura di Seki Hiroko, che comprende anche:
O.T.: Abroad (2016) Collage di foto di comunità etniche al di fuori del loro paese di origine
O.T.: School Text Books, in cui si mostrano, nei libri di testo delle scuole superiori di tre paesi ( Giappone, Corea, Cina) le immagini che documentano la trattazione di tre campi tematici (Spazio pubblico/privato, Censura , Paura) nel continente asiatico, andando a comporre i protocolli, i rituali, che, diretti dalle istituzioni politiche e educative, modellano le opinioni e i comportamenti delle persone che vivono nei tra paesi asiatici.
2018 Si veda di seguito il link che raccoglie l’avanzamento del progetto nel 2018 http://www.artlinkart.com/en/exhibition/overview/9ccfrClp

O.T.: THE INTERNET PROJECT (2005) http://adaweb.walkerart.org/influx/muntadas/project.html
Si tratta della realizzazione di un sito web, nel quale questa frase viene tradotta automaticamente in diverse lingue:
Communication systems provide the possibility of developping better undertsanding between people: in which language?

SCHERMI DISSEMINATI NELL'OPERA DI MUNTADAS: 

O.T.: LA CIUDAD/LA VILLE/DIE STADT nel 2004 a Barcellona
http://www.medienturm.at/mt.php?id=2&sid=110&k=full&_pid=306&sp=EN
Realizzato mettendo in interconnessione tre città europee che, viste in pianta, rappresentano i vertici di un triangolo: Graz e Lille, capitali europee della cultura nel 2003 e 2004 e Barcellona che ha ospitato nel 2004 il forum Universal de la cultura. Il progetto consiste in tre video con interviste a tre tassisti e con il loro punto di vista sulle singole città alternati a commenti di specialisti di urbanistica, architettura, sociologia e settore culturale, più un furgone in movimento che, predisposto con uno schermo da proiezione sul retro, si fermava in spazi pubblici e mostrava alle persone interviste e commenti di personaggi pubblici.
O.T.: MIEDO/FEAR (2003)
Sul controllo repressivo della frontiera tra USA e Messico
O.T.: MIEDO/JAUF
Dopo un lungo periodo di studio e osservazione del luogo, realizza e monta, distribuendole tematicamente e traducendo i diversi discorsi in un racconto coerente, 29 interviste ad altrettante persone selezionate, alla frontiera tra Europa e Africa, nei luoghi di Tangeri e Tarifa.
https://vimeopro.com/user3539702/ubuweb/video/121820305

LIMOUSINE PROJECT
1990
Dietro i vetri oscurati di una limousine che girava nei quartieri high class di NewYork, si proiettavano immagini e parole legate al lusso, alla ricchezza dei probabili proprietari.


THE BOARD ROOM (1987)
Ricrea una sala riunioni con un lungo tavolo al centro intorno al quale sono sedie vuote. Sulle pareti 13 fotografie colorate a mano di leader mondiali politici influenti che, all’altezza della bocca hanno un piccolo schermo con immagini dei loro discorsi.






THE FILE ROOM (1994)
Una sala - archivio, che è sia una installazione e sia un progetto on line - è stata presentata per la prima volta al Cultural Centre di Chicago, antica biblioteca pubblica della città. Muntadas lo descrive così: “Ho costruito uno spazio apparentemente repressivo, kafkiano, appartenente alla burocrazia, al controllo, con 800 archivi metallici. Otto Macintosh collegati con internet (e un server) fornivano l’accesso a un archivio in rete composto da casi di censura sulla cultura. In questo modo ho cercato di ribaltare il ruolo di questo spazio fornendo la possibilità di accedere ad un’informazione alternativa.” http://www.thefileroom.org/
Si legga l’articolo di Valentina Tanni che ne descrive il funzionamento https://www.exibart.com/exiwebart/the-file-room-di-antoni-muntadas-la-stanza-degli-archivi/

Un ringraziamento a Valeriana Berchicci e ai suoi preziosissimi FOCUS in cui ha raccontato in Accademia il suo incontro e il suo lavoro con Muntadas.

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