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domenica 25 gennaio 2026
I controdispositivi degli artisti nelle sperimentazioni machinima
VIDEOGAMES, SPAZI VIRTUALI DI CONFLITTO
DETRATTORI E SOSTENITORI
domenica 18 gennaio 2026
Forse non è intelligente, di sicuro è artificiale AI #1
Cosa gli artisti facciano con l’AI generativa è diversificato a seconda del loro stile, della loro presenza o assenza di volontà critica, delle loro possibilità economiche, della loro partecipazione a network. Si potrebbe stilare un elenco di artisti che lavorano con l’AI, concentrandoci su come essi si rapportino con essa, ma sarebbe un elenco necessariamente provvisorio, obsoleto sul nascere, troppo complesso da indicizzare. Ci orientiamo allora su alcuni libri che documentano ed espongono i punti essenziali delle AGI su cui vale la pena di soffermarsi per capire quali siano le problematiche principali del suo rapporto con il fare e con il fruire arte.
Enhance creativity
Nel libro L’opera d’arte nell’epoca dell’Intelligenza Artificiale, un catalogo ricco di QR, a cura di Chiara Canali e Rebecca Pedrazzi che documenta una importante mostra ospitata al Parma 360 Festival della creatività contemporanea, (Parma, 6 aprile-19 maggio 2024), ci concentriamo sui due capitoli iniziali delle autrici e su un testo della prima a proposito del lavoro di Piero Gilardi. Ambedue le curatrici sottolineano il fatto che l’odierno ricorrere all’Ai da parte degli artisti sia in continuità con la nascita e lo sviluppo della Computer art a partire dalla seconda metà del secolo scorso, dunque niente di nuovo in questa che definiscono una rivoluzione, paragonabile a quelle avvenuta durante il Rinascimento con la prospettiva.
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| Piero Gilardi, Survival, |
domenica 9 novembre 2025
Donatella Della Ratta e il futuro nel presente dell'AI
Nel primo capitolo del suo libro Ontologia dei media (2012), Mario Costa scriveva che in quella che lui definiva l’epoca (la nostra) del fenomenismo, ovvero in questo tempo in cui le immagini agiscono sui nostri sensi rendendo impossibile “distinguere tra i gradi di realtà delle immagini, tutte sono immagini allo stesso titolo e non è possibile rilevare quali di esse corrispondano ad una realtà e quali no”, proprio questo fenomenismo “può essere ritenuto come il fondamento teorico di tutto quando si sta dicendo negli ultimi decenni circa la penetrazione dei media nella sostanza stessa della realtà.” Il filosofo proseguiva poi affermando che i fenomeni mediatici sono dotati inoltre di infinita persistenza, mentre quelli reali sono deperibili: “(…) la morte è solo un venir meno di una certa quantità di fenomeni mentre chi vive nei media e nei fenomeni da essi generati non muore veramente mai.”.
Secondo Costa, per esempio, conosciamo Totò attraverso il medium-cinema, e Totò è l'immagine-Totò del cinema, non la persona reale. Crediamo più all'immagine mediatica che alla realta?Se nei nuovi media vale l’infinita persistenza nel presente, con l’AI le cose si complicano ulteriormente, proponendo un presente che preconizza un futuro. Sappiamo che i modelli dell’AI possono essere descrittivi (offrono informazioni), predittivi (prevedono una dinamica futura), decisionali (agiscono, propongono soluzioni) e infine generativi (permettono di generare nuovi dati). Questi ultimi, i modelli generativi, soprattutto se applicati alle immagini, possono condizionare fortemente la percezione della realtà, e spesso, pur non basandosi su eventi reali, possono prefigurare situazioni che potrebbero dispiegarsi nel futuro, influenzando in questo modo, anche la percezione stessa del presente, preparando la nostra mente a ciò che potrebbe avverarsi.
Il 4 ottobre 2025 l'artista Donatella Della Ratta ha portato alla Pelanda, nell’ambito del Romaeuropa Festival, la performance conferenza Ask Me for Those Unborn Promises that May Seem Unlikely to Happen in the Natural #4 in cui prendeva posizione nei confronti della guerra tra Israele e Hamas. Il video di una delle versioni di questa conferenza si può vedere su Youtube. L’artista - studiosa– conferenziera parla di fronte ad un green – blue – screen su cui si vedono comparire diverse immagini che raccontano con grafiche e video la sua convinta posizione politica sulla cui valutazione non entriamo a proposito di questo drammatico conflitto su cui si possono avere opinioni diverse. Quella che qui interessa è la sua concezione a riguardo dell'AI e la funzione predittiva delle immagini generate dall' AI generativa, in particolare a riguardo dell’ormai famoso video della riviera di Gaza che lei mette in relazione con la costruzione della città araba NEOM, la città del presente -futuro che mira a ridefinire il concetto di città e abitabilità (sul video ai minuti 24'47''). Secondo Della Ratta, queste sono possibili visioni del futuro che vengono accettate mediante lo sguardo e che scendono in profondità nella percezione senza che gli osservatori se ne rendano conto, con un fenomeno che Walter Beniamin definiva inconscio ottico.
Donatella Della Ratta è autrice, curatrice, performer ed etnografa specializzata in nuove tecnologie e media digitali, con uno sguardo in particolare sul mondo arabo, soprattutto la Siria dove ha vissuto per un periodo. Ha lavorato come giornalista per il Manifesto e curato numerosi programmi per la televisione pubblica italiana RAI, fra cui il format multimediale Glocal (2001, Rai tre).
domenica 2 novembre 2025
JODI e l'immateriale dell'interfaccia
Per Mario Costa i media sono immateriali dunque non hanno corpo, ma sono la presenza di menti che interagiscono, hanno una natura intangibile, divina, angelica. Sono una forma di teo-ontologia.
domenica 26 ottobre 2025
ANNA SCALFI EGHENTER, la Commedia di un'aula giudiziaria
Nel suo libro Ossessioni Collettive Geert Lovink scriveva nel 2016 che il web2.0 è caratterizzato dal diffondersi del Regime di sicurezza, del controllo, parallelo all’ascesa di quello che lui definiva il capitalismo emotivo (termine ripreso da Cold Intimacies: The Making of Emotional Capitalism, di Eva Illouz, 2007), che agisce tramite l’esposizione pubblica della vita privata: la recita su Fb o negli altri social in cui ciascuno impersona e reinventa sé stesso, ammassando «amici». Partendo dall’idea espressa da Bolter e Grusin nel loro libro Remediation, Lovink individuava nella pratica della ri-mediazione la possibilità di opporsi alle strutture preconfezionate dei social, proponendo nuovi modelli di comunità che ripensano la dimensione dei media stessi e il concetto di condivisione proposto dal regime della finanza e della sicurezza globale.
Un esempio interessante di ri-mediazione che riorienta il medium stesso è un progetto di Anna Scalfi Eghenter, nata a Trento nel 1965, che utilizza performativamente volantini cartacei, contenuti audio, finti soldatini-giocattolo in stampa 3d, fotocopie A4, video pluricanale e una scritta pubblicitaria a led. Durante la 13° Biennale di Berlino (11-14 settembre 2025), in una location particolare era esposto un progetto site specific dell’artista italiana. Si rimanda qui al suo sito, dove si può vedere una ricca documentazione fotografica di questo lavoro esposto alla Biennale e un'intervista all'artista di Elsa Barbieri su Exibart https://www.exibart.com/arte-contemporanea/da-berlino-a-tu-per-tu-con-anna-scalfi-eghenter/ .
Il carcere è il luogo per antonomasia della violenza legale, e l’opera di Anna Scalfi, intitolata Die Komödie! (Commedia!) – è stata concepita come site specific, organizzata negli spazi del Tribunale-carcere come un attacco multimediale al sistema giudiziario politico, che l'artista ha condotto utilizzando come grimaldello diverse forme di comunicazione, dal testo scritto a quello audio e visivo. Il lavoro, intitolato è frutto innanzitutto di una ricerca approfondita dell’artista, e prende spunto dall’arresto, dal processo e dalla condanna avvenuti proprio in questo stabile di Karl Liebknecht, comunista tedesco (Lipsia 1871 - Berlino 1919), deputato socialdemocratico (1912) al Reichstag, spesso in conflitto con la linea ufficiale del partito in favore di interventi diretti e azioni più radicali. Convinto antimilitarista, durante la Prima guerra mondiale ruppe col partito e fondò con Rosa Luxemburg la Spartakusbund e successivamente la Kommunistische Partei Deutschlands (1918). A capo della rivolta di Berlino (1919), fu assassinato nel corso della repressione che seguì. Liebknecht era stato condannato nel 1916 per aver distribuito un volantino di protesta l’1 maggio in cui invocava l’unione internazionale di lavoratori e soldati. Il titolo, come dichiara l'artista nell'intervosta su Exibart , è tratto dalle parole dello stesso Liebknecht, che definiva una commedia il processo nel quale veniva condannato. La Commedia di Anna Scalfi inizia nella portineria a vetri del Tribunale dove centinaia di fogli di velina rossi che recano stampato il testo del 1 maggio del volantino di Liebknecht ( ritrovato dalla Scalfi nel corso delle sue ricerche) svolazzano per aria come lingue di fuoco, sconvolti da un potente quanto semplice ventilatore. Proseguendo l’ingresso nel palazzo si entra in altre tre stanze, in ordine scelto da visitatore: una ci racconta qualcosa della vita dell’uomo politico Liebknecht: una rosa su un piedistallo che ricorda il suo sodalizio con Rosa Luxemburg, il suo ritratto assieme a Rosa Luxemburg, diapositive didattiche della DDR e la sorpresa di un foro circolare nel pavimento nel quale l’artista ha incastonato un video di una ipotetica stanza sottostante e una registrazione di un audio con le parole di Liebknecht.
In una seconda stanza un plotone di omini di plastica assiste muto ad una proiezione di scritte e visualizzazioni di dati. Infine, nella terza stanza, cinque pannelli composti da semplicissimi fogli A4 bianchi su cui campeggiano colorate solo le mappe che identificano i paesi del nuovo potere finanziairo globale fatto di carte di credito, pesticidi, bigpharma, testate nucleari. Nell’installazione esterna, intitolata «Communio pro indiviso» (progetto del 2022), visibile dalla finestra, la scritta COMUNISTA formata da migliaia di pixel, che ripete quella di una insegna luminosa, riflette l’idea di una possibile proprietà comune. Non è infatti una semplice scritta, ma una vera pubblicità, un invito all’acquisto condiviso: i collezionisti possono diventare comunisti, comuni proprietari dell’opera in cambio di una partecipazione al progetto (1 pixel neon a 5.000 euro). Che ruolo ha in questa installazione l’osservatore? Cosa fa ? Nel primo capitolo del suo libro Tecno- socialità, Chiara Canali riprende le parole di Rudolf Arnheim , l’autore del celebre Arte, percezione e realtà, secondo il quale “ le forze che caratterizzano il significato della vicenda diventano attive nello stesso osservatore e producono quel genere di stimolante partecipazione che distingue l’esperienza artistica da una distaccata accettazione di un’informazione.”.
martedì 28 gennaio 2025
PAOLO CIRIO, SCULTORE DI DATI
Nel Nord Kivu, regione situata nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, è concentrata buona parte del coltan (columbo-tantalite), l’oro delle nuove tecnologie, utilizzato in tutto il mondo per i componenti elettronici (in Congo se ne trova l’80 % della produzione mondiale). Secondo uno studio dell’Institut d’études de sécurité dell’ottobre 2021, una gran parte del coltan è estratta col lavoro di più di 40mila bambini e adolescenti originari di villaggi sperduti del Kivu. Inoltre il Congo è il maggior produttore di cobalto (utile per le batterie) e rame (per la produzione di materiali elettrici). Tuttavia la ricchezza del terreno non corrisponde a quella di questo Paese, poiché il commercio dei minerali è manipolato dalla corruzione e da bande armate di mercenari, oppure gestito da multinazionali cinesi, canadesi, sudafricane ed europee. Contro le bande armate locali, per fare fronte alla cronica impotenza delle Nazioni Unite ed altre organizzazioni internazionali e regionali il Governo assolda compagnie militari private di mercenari per fornire presidio alle aree sensibili.
Nei meandri dei conflitti del Congo si insinua Kommando 52 (presentato alla Galleria NOME Gallery di Berlino a novembre 2024) uno degli ultimi lavori di Paolo Cirio (1979, nato a Torino, vive a New York), artista la cui tattica hacker manipola e ri-orienta, mediante un lavoro cross-mediale, i mezzi e i contenuti della dell’informazione e comunicazione sulla privacy, sulla finanza e sulle politiche dei modelli economici, legali e politici. In una bella intervista rilasciata a Tatiana Bazzichelli nel 2011 e pubblicata in Intervista alla Media art, volume a cura di Marco Mancuso per Mimesis, (2020, pag 393-398), l'artista, che si definisce Tactical Media Artist, precisa che questa sua autodefinizione è strettamente legata all' utilizzo di mezzi di comunicazione alla portata di tutti che vengono da lui “utilizzati creativamente e condotti oltre i limiti delle loro potenzialità. (..) Questi strumenti, se ben usati e nel contesto di un’accurata pianificazione strategica, possono produrre un’influenza sociale elevatissima." Nella stessa intervista l'artista si riconosce come scultore e si può in effetti affermare che Paolo Cirio sia una scultore di dati, che utilizza i database come strumenti e oggetti del suo lavoro che si applica ai contesti, ovvero agli ambienti informativi e informatici) dei dati stessi. Così ha creato progetti il cui oggetto (contenuto), ma anche lo strumento (il medium) sono Facebook, Google, Amazon, imprese il cui mercato opera con miliardi di dati ma crea anche l'ambiente in cui viviamo. Si veda il suo sito. In Kommando52 Paolo Cirio prende come oggetto un piccolo gruppo di quattro mercenari facenti parte di milizie europee che rappresentano i paesi che maggiormente hanno sfruttato le risorse del Congo (Francia, Belgio, Germania e Gran Bretagna), individuando il collegamento tra i conflitti infiniti nel Congo, lo sfruttamento delle risorse del suo territorio e il colonialismo dello scorso secolo. Nella galleria sono esposti su plinti bianchi altrettanti bianchissimi crani di materiale plastico, le cui superfici sono stagliate geometricamente, con tanto di cappellino in testa. Di fronte a ciascun cranio sta una grande scatola nera contenente uno schermo su cui si proietta un video facente parte della serie Resurrect, in cui i quattro mercenari, attivi in Congo negli anni ’60 dello scorso secolo, raccontano le loro rispettive storie: storie fake, inventate e raccontate da voci artificiali. A proposito del titolo Kommando 52: era una forza paramilitare tedesca di cui facevano parte diversi mercenari, autori di crimini feroci contro i guerrieri e le bande locali e la cui storia è documentata nel film omonimo Kommando 52, diretto nel 1965 dal regista della Germania Est Walter Heynowski. con un montaggio di foto, diari, cassette audio e immagini di cadaveri di guerriglieri africani che mostravano le atrocità commesse dalla potenza coloniale in Congo (vedi min 22'30'').




















