Visualizzazione post con etichetta Barbara Kruger. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Barbara Kruger. Mostra tutti i post

domenica 1 novembre 2026

BARBARA KRUGER E JENNY HOLZER: FARE COSE CON LE PAROLE

 Riprendendo il celebre titolo del libro di John L. Austin, Come fare cose con le parole, nel quale il linguaggio è azione, piuttosto che struttura o rislutato di un processo congnitivo, si possono prendere ad esempio i lavori di due artiste, Barbara Kruger e Jenny Holzer, che hanno ri-orientato le parole che popolano le città e i media, la prima con l'intenzione di agire con impatto fortemente critico - politico nei confronti degli spettatori - osservatori- lettori, la seconda portando nei luoghi pubblici non solo frasi di denuncia politica, ma piuttosto parole che esprimono pensieri, sentimenti, stati d'animo comunque interiori che l'artista espone al pubblico.   



Barbara Kruger, The History of tears, 2027
Barbara Kruger, rappresentata dalla galleria David Zwirner di New York, è un'artista americana (nata nel  1945) di cui si può vedere attualmente l'allestimento site specific  The History of Tears, nella rotonda della prestigiosa Borsa di Commercio-Collezione Pinault di Parigi fino al 25 gennaio 2027. Nella Borsa trasformata in spazio espositivo dall'archietto giapponese Tadao Ando, 24 light-box chiudono box nel passaggio circolare che circonda la rotonda con messaggi realizzati mediante scritte, immagini e suoni che violentano l'attenzione dell'osservatore. Riportiamo qui una delle frasi con cui l'artista parla direttamente all'osservatore-spettatore, mediante le sue scritte:  "And above all, beware of assuming the sterile attitude of spectator, for life is not a spectacle, for a sea of miseries is not a proscenium, a man screaming is not a dancer bear." In questa mostra, nel salone circolare, l'artista include una riedizione dle suo lavoro Power, Pleasure, Desire, Disgust, opera presentata per la prima volta nel  1996 e poi ripresa in diverse modalità di allestimento.  Copiamo qui un testo dell'artista stessa che parla del suo lavoro: 
“An ongoing deluge of the eyes. A fountain of loss and fear. But also of power, pleasure, desire and disgust. This reservoir can accumulate through domination and conquest, both worldly and domestically. It spurts in moments of global violence and brutality but also amidst the cruelties of intimacy. It can be both triumphalist in a massive sense but also drizzled like petty melodrama strewn with silly cartoons of seduction and rejection. It’s a bodily production that is both remembered and forgotten. It’s a crying body lost amidst the wreckage of the battles for money, land, love and other bodies. To map this emotive fountain, to historicize it, can produce a narrative of profound struggle between the powerful and the disempowered, between the loved and the unloved, between winners and losers. It leaks shame, pride, belief and doubt in ways both intensely threatening and tragically comic. It can show and tell us how we were, how we are and how we will be to one another”.
(Barbara Kruger).

Si veda qui un video del suo lavoro presentato alla Biennale di Venezia nel 2022, che ha lo stesso tono, e mixa  immagini di fumetti, emoji, e soprattutto gioca con le parole di un messaggio che viene scritto e continuamente contraddetto. 

Negli anni '70 la Kruger scriveva frasi potenti in font Futura Bold e Helvetica Ultra Condensed sovrapposti dapprima ad immagini di volti di donne riprese dai tabloid con larghe righe bianche, nere e rosse, spesso con intento femminista, successivamente ha inserito immagini in movimento nelle sue opere, concepite come installazioni immersive su larga scala.

Negli anni '70 la Kruger aveva lavorato come grafic designer presso la Condé e, in particolare, aveva diretto il magazine di moda Mademoiselle, pertanto aveva una esatta conoscenza della funzione comunicativa linguaggio delle immagine e delle parole, pertanto nella serie Your Body is a Battleground (1989-2019) rivolge il suo messaggio - invito "dirottatore"alle lettrici - spettatrici, con un chiaro intento critico.

Di Jenny Holzer, (nata nel 1950) di cui si può vedere qui il sito, si cita qui il lavoro più politico e critico, una proiezione del 2020 sui muri di grattacieli di Washington Avenue a New York IN MEMORIAM, che trascrive le ultime parole di George Floyd, afroamericano ucciso da quattro poliziotti durante un arresto per futili motivi. L'omicidio fu filmato e diffuso su internet. 

Dal 1996 proietta i Truisms su paesaggi, palazzi, luighi espositivi: si tratta di composizioni di parole luminose che vengono proiettate su vasta scala componendo una sola frase, a volte fissa e altre volte in movimento e anche in VR. Con i suoi Truism la Holzer si appropria delle modalità e dei mezzi di comunicazione e li riorienta, spesso criticamente, entrando in diretto e intimo contatto, con gli osservatori: nel maggio del 2024 ha realizzato al Guggenheim di N.Y, (remake della versione del 1989,  la Light line, in cui scorrevano sulla spirale del museo i suoi Truism, Infiammatory Essays,The living Series, The Survival Series, Under a Rock, Laments and Child Text.