domenica 18 gennaio 2026

Forse non è intelligente, di sicuro è artificiale AI #1

Cosa gli artisti facciano con l’AI generativa è diversificato a seconda del loro stile, della loro presenza o assenza di volontà critica, delle loro possibilità economiche, della loro partecipazione a network. Si potrebbe stilare un elenco di artisti che lavorano con l’AI, concentrandoci su come essi si rapportino con essa, ma sarebbe un elenco necessariamente provvisorio, obsoleto sul nascere, troppo complesso da indicizzare. Ci orientiamo allora su alcuni libri che documentano ed espongono i punti essenziali delle AGI su cui vale la pena di soffermarsi per capire quali siano le problematiche principali del suo rapporto con il fare e con il fruire arte. 


Enhance creativity 

Nel libro L’opera d’arte nell’epoca dell’Intelligenza Artificiale, un catalogo ricco di QR, a cura di Chiara Canali e Rebecca Pedrazzi, che documenta una importante mostra ospitata al Parma 360 Festival della creatività contemporanea, (Parma, 6 aprile-19 maggio 2024),  ci concentriamo sui due capitoli iniziali delle autrici e su un testo della prima a proposito del lavoro di Piero Gilardi. Ambedue le autrici sottolineano il fatto che l’odierno ricorrere all’Ai da parte degli artisti è in continuità con la nascita e lo sviluppo della Computer art a partire dalla seconda metà del secolo scorso, dunque nienete di nuovo in questa che viene comunque definita da ambedue le autrici una rivoluzione, paragonabile a quelle avvenuta durante il Rinascimento con la prospettiva.  

Rebecca Pedrazzi parla di Enhance creativity, "amplificazione della creatività": viene da pensare ad uno sconsiderato entusiasmo nei confronti dello smisurato quanto omologato database di immagini prodotte da piattaforme come Midjourney,  DALL’-E e Stable Diffusion. Fortunatamente non è a questo che si rivolge l’autrice, bensì alle aumentate potenzialità del rapporto tra artista e macchina. Di questo si parlerà dopo, rivolgendoci al testo di un altro autore, Francesco d’Isa. Qui invece Rebecca Pedrazzi cita, a questo proposito,  un bel lavoro di Refik Anadol realizzato nel 1996 con Mike Tyka:  
Allucinazioni 
 Mike Tyka e Refik Anadol sono gli autori nel 2017 di una installazione complessa immersiva come Archive Dreaming, uno tra i primi progetti a usare le GAN ( Reti Generative Avversative), realizzato quando Refik Anadol era in residenza presso Google’s Artists and Machine Intelligence Program.  Anadol trasforma lo spazio espositivo al piano -1 del SALT Galata di Istanbul in un ambiente che sfida i concetti immutabili dell'archivio con algoritmi di apprendimento automatico. Nel suo sito, l’artista scrive, a proposito di questo progetto, di essere partito da questa domanda: se una macchina può imparare, può anche sognare, può anche avere allucinazioni? Così ha voluto di visualizzare i sogni delle macchine, forzando, in questo lavoro e ma anche nei suoi successivi, l’apparenza allucinatoria delle immagini create dall’AI, la cui consistenza è sempre sul punto di sfumare, metamorfizzarsi, svanire come un sogno. Si legga, a proposito, l'intervista a Mike Tyka pubblicata sulla piattaforma  DIGICULT 
E gli spettatori delle sue installazioni, restano a bocca aperta, avvolti dalle sue immagini come in un tunnel magico, e il tunnel si amplierà, in circa vent’anni , fino a diventare illusionisticamente permeabile. 

Prima della magia c'era interattività, reattività e circolarità  
Nel suo testo introduttivo Chiara Canali si sofferma, tra gli altri, sul lavoro dell'artista Piero Gilardi e sulla sua ricerca sulla collaborazione tra intelligenza umana e artificiale, Già negli anni ’90 dello scorso secolo l’artista si era occupato di articolare il passaggio da una fruizione passiva ad una attiva delle sue opere multimediali.  A proposito, la  studiosa scriveva in un suo testo precedente (Tecnosocialità)  – sulla base della teoria di W. Benjamin - che il medium condiziona e modifica la percezione sensoriale umana, rendendo possibili nuovi modi della creazione artistica ed della percezione dell’opera d’arte: nel caso delle installazioni di Gilardi la Canali parla di una circolarità della ricezione delle opere, che passa attraverso le fasi dello stimolo, della risposta , della reazione e via di nuovo. La fruizione in questo modo prevede l’interattività, ma anche una reattività del fruitore, con coinvolgimento del suo apparato visivo ma anche tattile e locomotore. L’installazione Survival,  che simulava la nascita di una citta attraverso l’interazione tra i movimenti corpore dei visitatori e un programma di intelligenza artificiale che si riconfigurava continuamente in risposta allo spostamento - ad opera dei visitatori- di “oggetti a forma di stalagmiti” che si trovavamo sul pavimento.  Era l’epoca in cui l'utente poteva sperimentare con la sua azione un risultato tangibile, monitorando su uno schermo l’esito della sua scelta di muovere in un verso o nell’altro i volumi delle stalagmiti  che corrispondevano a blocchi di edifici) per vedere la trasformazione possibile, ideata collettivamente, di uno spazio urbano. Ma erano altri tempi, fine anni ’90. 

Una nuova attività sociale : il prompting 
Nel suo testo La rivoluzione algoritmica delle immagini (Luca Sossella Editore, 2025 ) Francesco D’Isa cerca di fare chiarezza sulla presunta magia che avvolge l’intelligenza artificiale: .” L’intelligenza artificiale é, molto semplicemente il riconoscimento di modelli e la potenza di calcolo che permette di trovare proprio questi modelli in enormi insieme di dati (big data).
A molti appare magica perché per la maggior parte i set di dati iniziali - Trainings sets - non sono noti, né lo sono i modi in cui l’uomo li ha classificati. C’è infatti una sorta di schermo invisibile che nasconde il tunnel nel quale opera l’AI, che non è antropomorfizzabile, ma è piuttosto uno strumento in continua evoluzione, con competenze del tutto diverse da quelle umane. Il mondo cognitivo dello strumento intelligenza artificiale è infatti costituito dal dataset della sua etichettatura, quindi, nel caso dell’ intelligenza generativa di immagini è fondamentale stabilire quali sono i prompt (comandi di testo ) che l’utente può dare alla macchina necessari alla produzione delle immagini. 

 Iconogenesi artificiale 
1. Il bozzetto: per arrivare al risultato voluto sono necessarie molte prove e non un solo prompt. Bisogna fare scritture e riscritture ,ricerche iconografiche, mutazioni linguistiche , tentativi che vanno nella direzione desiderata 
 2. Variazioni: sono necessarie molte prove per raggiungere l’immagine desiderata . 
 3. Rapporto con AI per prevedere i suoi comportamenti e reazioni. E’ dunque necessario adattare il proprio linguaggio al suo. 
 4. Correzioni: l’aggiunta e la correzione con computer graphics tradizionale. 
Le da/mages sono sono immagini 
Mentre D’Isa si sofferma sul rapporto tra l’artista e il dataset, un’altra studiosa e artista, Hito Steyerl nel suo Medium Hot, Intelligenza artificiale e immagini ai tempi del riscaldamento globale (Verso Book 2025, trad. Silvia Dal Dosso) indaga criticamnte  l’infrastruttura necessaria a sostenere i processi generativi di dati AI a cui si applicano le formule a loro volta finanziarizzate . A questo proposito la Steyerl conia un nuovo nome, la da/mages – combinazioni di dati e immagini che danneggiano ciò che le circonda attraverso l’estrazione di lavoro, dati, risorse, che trasformano guerra, marketing e sorveglianza in variazioni dello stesso spettro. Ognuna di queste variazioni produce una qualche sorta di danno o distruzione parziale della realtà. 
La corsa dell’AI secondo Steyerl parte dall’analisi del video THE HARDEST PART  realizzato da Paul Trillo per i  Washed Out (2024) creando un paragone tra questo video e la corsa per vincere il monopolio dell’AI delle poche multinazionali come MidjourneyOpenAI (DALL-E 3)Adobe Firefly, Google Gemini (ChatOn) del tutto simile alla corsa al riarmo ( e non si dimentichi il profondo legame tra le immagini operative prodotte in campo militare e il sistema di addestramento alla creazione delle immagini AI mediante prompt e al suo impatto ambientale. 

Vediamo dati
Con l'AI è in atto una rottura deciciva con il paradigma ottico della produzione delle immagini, (caratterizzato da relazioni di causalità) a vantaggio del paradigma informatico e termodinamico: con una analisi estremamente sofisticata e articolata che continuamente crea connessioni tra campi diversi come l'informatica, la sociologia, la filosofia, l'arte, Steyerl sottolinea che in ambiente termodinamico il rumore diventa una indicazione di disordine crescente indicando anche la presenza di materia grezza per la produzione di immagini. Infatti in  ambiente informatico il processo di denoising (avere maggiori dettagli nell’immagine) sviluppa calore. Le immagini create da strumenti di machine learning sono rendering statistici, e non immagini di oggetti davvero esistenti, mentre lo  choc dell’illuminazione fotografica fulminea è sostituito dal trascinarsi delle curve a campana, delle funzioni di perdita e delle code lunghe, aizzate da una burocrazia implacabile. E questi rendering sono versioni della media calcolata a partire da un enorme saccheggio online di dati pescati a strascico…sono visualizzazioni di dati, che convergono statisticamente alla media delle mean images, che, ben lungi dall’essre allucinazioni casuali, sono prodotti prevedibili del populismo dei dati. Queste tipologie di immagini medie assorbono schemi sociali latenti che codificano significazioni contrastanti in coordinate vettoriali. Immensi pozzi di dati è la definizione che Hito Steyerl dà ai video caricati su Yutube (nel 2023 sono stati caricati 500 minuti di video al secondo. è la definizione che H S dà ai video caricati su Yutube ( nel 2023 sono stati caricati 500 minuti di video al secondo. 

Nei sotterrarranei ci sono ghost workers 
mandodopera sottopagata che riconosce contenuti dannosi e li filtrano, perchè la macchina AI non ha sensibilità umana.  Vedi il nostro post su i Turchi meccanici, umani che costituiscono il vero motore dell’automazione.  L’’automazione si regge su gli ordinari micro giudizi di interi reparti di esseri umani sottopagati e non su qualche computer super intelligente.  

La media delle AI
Le culture digitali, orbitando intorno a nozioni, immagini e stili mediani, convergono verso questa media e creano un mainstream ipotrofico. Risultato: una sorta di consenso automatizzato con una forte tendenza per le più sciatte forme possibili di commerciabilità. Il che vale già per l’immaginario digitale pre intelligenza artificiale. Le condutture di azione digitale poggiano sulle tradizionali condutture di estrazione dei combustibili fossili come il gas o il petrolio. Anche i dati hanno bisogno di condutture per fruire le imponenti infrastrutture fisiche di tecnologie che consentono la loro circolazione. Così DALL'E e anche OPEN AI consumano migliaia di megawatt di elettricità causando un’emissione di CO2 equivalente superiore alle 550 t, la stessa quantità che potrebbe produrre un singolo individuo volando 550 volte andata e ritorno da New York a San Francisco, per esempio.

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